“SANDBLAST”, UN ROMANZO DI SPIONAGGIO

            E DALLA CORTINA SPUNTA IL NOME DI VERRENGIA...   

 

         Dagli anni Sessanta i patiti dei romanzi di spionaggio hanno il loro indiscutibile punto di riferimento: si tratta di “Segretissimo”, una collana di opere di qualità, edite a cadenza mensile. L’ultimo numero pubblicato, il 1536, con in copertina un soldato intento a sparare, è a firma di Kevin Hochs e si intitola “Sandblast”, ossia cortina di sabbia. E fin qui sarebbe tutto normale, se non fosse che questo scrittore, che qualcuno potrebbe immaginare mentre si ispira muovendosi nell’infernale traffico di New York, non esiste; sotto questo nome di stampo inconfondibilmente anglosassone si nasconde, in realtà, l’italianissimo Enzo Verrengia.

         Il romanzo, dunque, non è una traduzione, ma nasce nella lingua di Dante, anche se l’ambientazione è rigorosamente cosmopolitica, come nelle migliori tradizioni del genere.   

         Verrengia conosce a menadito i classici dello spionaggio e da anni pubblica opere che si inseriscono in quest’ambito letterario. Possiamo dire che si tratta di un versante della sua produzione che si oppone al filone “strapaesano” rappresentato da “La notte degli stramurti viventi”. Ma dalla Puglia profonda ai misteri dello spionaggio in fondo la distanza è molto minore di quanto sembra. In ogni caso, i patiti di “Segretissimo” non se ne accorgeranno, visto che mister Hochs non tradisce mai il suo doppio gioco, neppure nel finale.

         Con “Sandlblast” Verrengia porta il lettore in giro per il mondo, seguendo trame e complotti della massima importanza. E’ in gioco il destino del nostro pianeta, of course, come nei romanzi di Fleming, e il lettore deve districarsi in una girandola di situazioni e di colpi di scena, che continua fino alla fine, con l’Epilogo.                    

         Per chi teme di perdere la bussola dei personaggi, c’è un promemoria in apertura, che ricorda i nomi dei principali protagonisti. Tra questi, c’è Erik Gunnarson, il segretario generale delle Nazioni Unite, un po’ diplomatico, un po’ santo, inchiodato ad una sedia  rotelle, ma ugualmente molto attivo; egli sta per coronare il sogno di portare la pace in Medio Oriente, ma il suo aereo viene rapito e portato in uno stato arabo dal nome di fantasia, il Bushan, dove un dittatore, di nome Rashid, punta a procurarsi delle armi nucleari con importanti complicità. Nel deserto, dove si trova una cortina di sabbia, che ha preso ormai il posto di quella di ferro, si danno appuntamento spie dei principali servizi segreti, dal Mossad alla Cia, per sventare la minaccia. Di qui la presenza di personaggi come Peter Griswold, operativo dei servizi americani, che non a caso occupa il primo posto nell’elenco, di terroristi arabi, come Sadiq Amal, e di altri figuri simili.

          Ma la pace conviene davvero? E le guerre finiranno prima o poi? Meglio non svelare questo mistero, per non togliere il piacere della lettura, specie di quelle finali. La suspense è garantita, com’è giusto che sia, ed è vietato rilassarsi, se non si vuole perdere il bandolo della matassa. Il romanzo affianca continuamente a personaggi di fantasia riferimenti a fatti reali, dall’11 settembre alle trame di Al Quaeda. Le descrizioni sono meticolose e dettagliate, sia che si parli di Zurigo che   di New York (“L’elicottero executive Agusta A109 Widebody volteggiava fra le guglie di vetro e cemento armato di Manhattan. Lo scortavano due AH-1W Super Cobra del corpo dei marines, ciascuno con un armamento sufficiente a radere al suolo una cospicua parte della metropoli”).

          Talvolta, poi, l’atmosfera si arroventa, proprio come la sabbia del deserto, ma l’ingranaggio non stride e non si rovina per gli immancabili granelli di sabbia. Gli ingredienti, insomma, ci sono tutti e vengono dosati in modo da non rovinare il risultato finale.

          Da notare la scrittura sorvegliata di Verrengia, che lascia spazio anche a perle di riflessione, che non giungono meno gradite, in questo caleidoscopio di nomi falsi, di coperture, di depistaggi, di doppi, tripli e quadrupli giochi. Una goduria per gli amanti dello spionaggio, ma non solo per loro.

       

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