UN ORATORIO E UNA CITTA’

I SALESIANI A SAN SEVERO

 

 

LA RICCHEZZA DEL PASSATO

 

La mostra inaugurata nei giorni scorsi nell’interno della chiesa di San Severino, allestita dalla Diocesi di San Severo e dalla Casa Salesiana “Asilo Trotta”, ha avuto il merito, insieme alle altre iniziative legate all’evento, di far parlare nuovamente della presenza dei Salesiani nella nostra città. Si è così riaperto il sipario su di un periodo che va dal 1905 al 1969, ampio ed intenso, segnato da due terribili guerre mondiali e da profondi cambiamenti sociali.

            Per molti, è stata l’occasione per scoprire che in quel complesso posto alle spalle della villa comunale, che si lega ad immagini di abbandono e di incuria, con quel campo sportivo pieno di erbacce, di buche e di ferri arrugginiti, un tempo ferveva la vita nel nome dei seguaci di don Giovanni Bosco.

Più volte, proprio sulle pagine di questo periodico, abbiamo evidenziato questa strana noncuranza, questa rinuncia a fare dell’antico complesso dei Salesiani il cuore di una nuova, forte azione a favore dei giovani, in una città che purtroppo continua ad essere carente in questo settore. Sotto la cortina delle chiacchiere, c’è la realtà della mancanza di centri d’aggregazione sani e attrezzati. Ora sentiamo dire che sono imminenti delle novità in tal senso; speriamo bene.

La mostra è senz’altro ricca e ben documentata, frutto di un intenso lavoro, che si è protratto a lungo, anche se è la prima volta che vediamo in una mostra religiosa una presenza così vistosa, per non dire imbarazzante, della pubblicità. Forse anche questo è un segno dei tempi.

Come tanti, abbiamo sentito parlare dei Salesiani da altri che hanno avuto la fortuna di frequentare l’oratorio e le scuole. Un nostro zio, Pinuccio, purtroppo scomparso, aveva trascorso da piccolo tanti bei momenti in quel luogo, e a lungo ci capitò di leggere il Bollettino Salesiano inviato a suo nome; anche nostro padre ricorda con piacere quegli anni ormai lontani, quando funzionava l’Istituto Tecnico Commerciale.

Nelle fotografie affisse nella chiesa di San Severino c’è un pezzo significativo di storia cittadina, che si stava perdendo, dimostrando quanto sia importante la ricerca sul passato, recente o lontano che sia, in grado di rivelare tesori di spiritualità e di umanità altrimenti condannati a scomparire o a restare misconosciuti.

Molte immagini rappresentano quadri d’insieme, gruppi di religiosi o di laici riemersi dal silenzio degli archivi o di qualche vecchio album familiare. Alcune foto, in verità, erano già note, e ci riferiamo a quelle che riguardano don Felice Canelli, incluse a suo tempo nel libro di don Mario Lozupone, e anche ad altre che abbiamo personalmente incluso in qualche nostra pubblicazione; parecchie altre, però, rappresentano indubbiamente una novità, mostrando scorci di vita, frammenti di una felicità che ignoravamo.

Le foto si completano con la lettura della relazione storica di don Francesco Casella, docente dell’Università Pontificia Salesiana, dalla quale viene fuori il quadro di una comunità salesiana fortemente voluta dalla cittadinanza, che ha cercato in ogni modo di inserirsi nel tessuto cittadino, non senza difficoltà.

Di qui le varie fasi che contraddistinguono la presenza dei Salesiani, che all’inizio del Novecento ospitano dei convittori che frequentano le scuole cittadine. Nel 1939-40 fu aperto un convitto di scuola media, che diede buoni risultati, fino all’istituzione della scuola media unica, sancita da una legge del 31 dicembre 1962. In seguito, si decise di aprire un Istituto Tecnico Commerciale, che però non ebbe un successo duraturo e si rivelò molto costoso, ragion per cui si arrivò al fatale 1969, quando l’Opera Salesiana di San Severo fu ufficialmente soppressa. Siamo, non lo si dimentichi, nella delicata fase post-conciliare e nel cuore della contestazione studentesca.

 

 

DAL PIEMONTE ALLA PUGLIA

 

Si tratta, dunque, di sessantaquattro anni di vita intensa, scanditi da attività fortemente meritorie per la nostra San Severo, come l’oratorio. Qui molti giovani trovarono un porto sicuro, un luogo dove ascoltare la parola di Dio e insieme divertirsi con gli amici. Passeggiate, giochi, attività teatrali, gite: tutto questo viene documentato dalle fotografie, che diventano dolcissime e malinconiche per quanti vi ritrovano un flash dei propri anni verdi, con quell’invidiabile ed incosciente sorriso che di solito si fa prima dello scatto dell’immagine. 

La mostra e la relazione di don Casella permettono anche di chiarire meglio le circostanze che portarono i Salesiani a San Severo. Don Bosco era piemontese, come si sa, e anche don Michele Rua, il suo successore, lo era, ma le vie della Provvidenza sono infinite e passano attraverso San Marco in Lamis, dove viveva Nunzia Nardella, i cui figli sono ospitati a Valdocco, come convittori presso l’oratorio di don Bosco, e dov’è nato Francesco Saverio Nardella, un salesiano diventato poi sacerdote secolare a San Severo. Inizia, così, una lunga serie di richieste a don Rua, sensibile ai problemi del Sud, ma anche doverosamente concreto, per il bene dell’Ordine, che si basano sulla disponibilità economica di donna Assunta Fraccacreta.

La prima pietra della casa salesiana si avrà nel 1902, mentre  l’arrivo dei due primi salesiani, il direttore, don Ermodoro Caramaschi, e il chierico Michele Matassa, si avrà nel 1905. Il busto della benefattrice donna Assunta, che fa parte dell’esposizione, è dell’artista Severino Leone, un nome di spicco del passato cittadino. E’ un ritratto veritiero, che mostra la nobiltà d’animo di questa donna, che fino alla sua scomparsa, nel 1921, fu vicina all’Opera Salesiana.  

Tra gli altri oggetti interessanti, segnaliamo la statua di san Giovanni Bosco (il fondatore dei Salesiani è asceso alla gloria della santità nel 1934), che in passato sfilava insieme con le altre nella lunga processione di santi che caratterizzava la festa patronale.

Non mancano, poi, dei numeri unici, dei giornali legati al mondo salesiano che sono stati ritrovati e opportunamente mostrati al pubblico.

Molto spazio è stato assegnato a don Felice Canelli, che per lunghi anni ha offerto il suo prezioso contributo al lavoro dell’Opera. E’ stato un tributo doveroso verso un protagonista assoluto del Novecento cittadino.

Anche altri personaggi noti hanno manifestato la loro stima per i Salesiani. Pensiamo, ad esempio, ad Attilio De Cicco, uomo di spicco della politica italiana del Ventennio, avvocato ed ottimo oratore, che nel 1940 tiene nel teatro comunale una conferenza proprio su San Giovanni Bosco e che più volte si è fatto fotografare nell’Opera. Nè va dimenticato l’onorevole democristiano Raffaele Recca, legato a quest’ambiente. 

Ma la storia dei Salesiani non è fatta solo di memoria, non è rivolta solo al passato. Nel 1925 giungono a San Severo le Figlie di Maria Ausiliatrice, fondate da santa Maria Domenica Mazzarello e san Giovanni Bosco nel 1872, che sono ancora meritoriamente tra di noi, operando nell’Asilo Trotta. Non tutti lo sanno, ma si tratta proprio del ramo femminile dei Salesiani. Anche la loro attività viene documentata attraverso la mostra, con molte foto di gruppo e immagini che attestano la loro capacità di offrire un contributo religioso e morale alla comunità sanseverese.

Passato e presente, dunque, si incontrano in questa ricca esposizione ospitata nella chiesa di San Severino. Speriamo, ovviamente, che anche il futuro possa essere vivificato dalla linfa salesiana.

 

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