LA RIVISTA "INCROCI" COMPIE DIECI ANNI       

      

        La vita delle riviste culturali, nella nostra regione, non è mai stata facile, com’è noto. Difficoltà di ogni genere si frappongono alla loro diffusione e alla loro esistenza. I lettori sono pochi e le fonti di finanziamento poco fluenti, specie in periodi di crisi come questo. Eppure non mancano degli esempi che lasciano ben sperare, rappresentati da riviste che malgrado tutto nascono e muovono i primi passi e da altre che da anni seguono il proprio coerente cammino. Nel secondo elenco è doveroso inserire la rivista “Incroci”, pubblicata a Bari dalla casa editrice Adda, che ha da poco mandato in libreria il ventesimo numero, un corposo fascicolo di quasi duecento pagine, con in copertina un quadro di Michele Passalacqua. Trattandosi di un “semestrale di letteratura e altre scritture”, come si legge, è facile comprendere che è stato tagliato il traguardo dei dieci anni di ininterrotta pubblicazione.

        La rivista è diretta da due noti protagonisti della cultura della nostra terra, Raffaele Nigro e Lino Angiuli, che si avvalgono della collaborazione di accademici e studiosi come Daniele Maria Pegorari, che è responsabile del coordinamento scientifico, Ettore Catalano e Salvatore Ritrovato, membri della redazione. Ovviamente, l’elenco dei collaboratori è molto più lungo.

      A cosa si deve il titolo “Incroci”? A ricordarlo, provvede l’Editoriale del numero, rimarcando che il concetto di incrocio “è portatore di molteplicità e sviluppo, visto che, grazie alla sua dimensione fisica e alla sua valenza simbolica, un incrocio dà sempre e comunque su altre strade possibili, aprendo orizzonti impensati”. L’effetto è aumentato se il termine viene usato al plurale, e allora abbiamo “una serie pressoché infinita di combinazioni”, visto che ogni strada porta a qualche incrocio e ogni incrocio apre  il varco ad “una nuova strada da disegnare e possibilmente percorrere”. L’idea, insomma, è quella di una letteratura aperta, che ha la sua base editoriale e redazionale in Puglia, ma che si dirige in tutte le direzioni, senza porsi dei limiti, come del resto dimostrano i contributi della prima sezione del fascicolo, dominati da incroci di culture e di scritture, con contributi sperimentali che si lasciano leggere con attenzione. Le promesse dell’editoriale, insomma, vengono confermate dagli scritti ospitati.

       La seconda parte del fascicolo, invece, presenta dei contributi di tipo saggistico, a partire da uno scritto di Salvatore Francesco Lattarulo su dieci riviste pubblicate in Italia centro-settentrionale, che completa la ricognizione iniziata nel numero precedente, quando al centro dell’attenzione erano le riviste meridionali. Interessanti ci sono sembrati anche i contributi, più classici, per certi versi, di Alfredo Sgroi (“D’Annunzio, Socrate e l’“aristocrate moderno”) e di Lino Angiuli, che si è occupato del poeta anti-poeta per eccellenza, Guido Gozzano, anzi, “guidogozzano”, come amava scrivere, con trasparente intento polemico nei confronti del poeta vate del suo tempo, quel D’Annunzio che lui odiava ma anche, in fondo, amava.

        La sezione dedicata alle recensioni, com’è prassi, chiude il numero semestrale, in vendita in libreria a 10 euro. Da notare l’invito ad un altro incrocio, quello tecnologico, visto che la rivista ha approntato un nuovo sito web, già attivo, sul quale sono leggibili alcuni dei contributi del fascicolo, in nome di una più stretta interazione tra mondo virtuale e cartaceo.

         

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