QUEI PUGLIESI DI MILANO TRA ORGOGLIO E MALINCONIA...

 

Abbiamo avuto l’occasione, nei giorni scorsi, grazie ad un’affollata manifestazione culturale, di incontrare molti pugliesi residenti a Milano, nel cuore dell’Italia dinamica e produttiva, quella che per alcuni è la locomotiva d’Italia. E’ stata una lezione giunta a due anni dalla precedente, che ha confermato in noi l’immagine ampiamente positiva di un mondo di persone non sempre sufficiente noto.

Erano, questi corregionali, in gran parte gli stessi saliti giovanissimi, negli anni Cinquanta e Sessanta, sul proverbiale Lecce-Milano, con la loro valigia di cartone. Oggi sono in avanti negli anni ed hanno fatto carriera in molti ambiti, mettendo a frutto le loro capacità e la loro voglia di riscatto. Il loro accento è diventato inconfondibilmente meneghino e anche il loro passo è veloce, ma nel loro cuore conservano le frasi dialettali imparate da piccoli, che ripetono ancora quando si arrabbiano e quando “scendono giù”, d’estate o in occasione delle feste di fine anno.

 

Nelle parole di questi corregionali oggi risuona spesso una nota di soddisfazione: l’immagine della Puglia negli ultimi anni è migliorata. Certo, a Milano ci sono ladri di auto e spacciatori made in Puglia, ma c’è anche il richiamo di una regione dalle grandi attrattive, con il suo mare limpido e i suoi inconfondibili monumenti, con la sua gastronomia, che trova proseliti anche tra i leghisti più incalliti. In passato questi complimenti non si udivano, ci dicono, ed è un peccato che ci siano tante difficoltà nei trasporti e nell’organizzazione, ma non si può avere tutto nella vita.

A sentire loro, il pugliese, anche a distanza di tempo, si caratterizza per la sua disponibilità umana, il suo calore, e non manca un aneddoto, raccontatoci da un distinto bancario. Un’anziana signora cade scendendo da un tram, e lui la soccorre, premuroso; questa ringrazia e gli chiede: “Sei pugliese?”. Alla risposta affermativa dell’uomo, la donna risponde: “Me ne sono accorto dal tuo comportamento”. Non ha detto dalla parlata, ci tiene a sottolineare, ma dai gesti.

Un bell’aneddoto, indubbiamente, che rivela la carica di umanità portata da questa gente in una città notoriamente frettolosa ed individualista, come tutte le capitali del business. Oggi che i loro posti sono stati presi in parte dagli extracomunitari, tra i banchi dei venditori ambulanti, tra gli scaricatori di merci, tra i muratori, questi corregionali non nascondono il loro disagio. Milano, dicono, non è più quella di prima, è decisamente peggiorata, tra cinismo e delinquenza, e loro, se potessero, scapperebbero subito via; ma come possono fare? C’è la moglie, che magari è meneghina, ci sono i figli e i nipoti, che ormai sono milanesi doc e non nascondono la loro indifferenza, se non addirittura estraneità, verso le radici paterne. Non c’è via di fuga e non restano che i viaggi in occasione delle feste, a condizione a Sud ci siano ancora dei parenti stretti ad accoglierli.

La condizione di emigrato, viene da dire, resta nel sangue, anche quando il benessere è stato acquisito e la meritata pensione ha preso il posto delle levatacce all’alba e della giornata fuori casa, fino a sera. Il pugliese porta spesso con sé quella malinconia soffocata dalla triste consapevolezza della realtà e per questo gode quando sente parlare qualcuno con il suo vecchio accento, quando sente lodare la sua terra di provenienza, quando ricostruisce la trama dei suoi vecchi rapporti umani con qualcuno che può aggiornarla. Non c’è dubbio: Milano senza i pugliesi sarebbe sicuramente peggiore.

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