UN PREZIOSO CATALOGO

INCUNABOLI E CINQUECENTINE DELLA BIBLIOTECA DI SAN SEVERO

 

Le biblioteche pugliesi sono spesso uno scrigno di ricchezze solo in parte conosciute, anzi, per lo più, sconosciute. Capita, così, di meravigliarsi quando vengono pubblicati saggi o cataloghi che fanno il punto della situazione.

L’anno scorso, il preside della Facoltà di Lettere di Bari, Francesco Tateo, venne a San Severo a presentare un cd rom contenente le schede dei testi più antichi conservati nella biblioteca “Minuziano”. L’illustre studioso non usò mezzi termini per evidenziare l’importanza del materiale librario, sul quale tenne una dotta relazione.

Oggi quel materiale è stato affidato anche alle pagine di un volume, Incunaboli e Cinquecentine della Biblioteca Comunale “A. Minuziano” di San Severo, per i tipi delle Edizioni del Rosone di Foggia (2002, pp. 285, 20 euro). Il testo è a cura di Benito Mundi, Giuliana Mundi Leccese e Stefano Capone e rientra in una nuova collana, chiamata Alexandria.

La biblioteca di San Severo è nata nell’Ottocento, in epoca borbonica, per poi diventare un punto di riferimento sempre più importante. Il momento culminante è stato rappresentato dal passaggio nell’attuale sede di San Francesco, avvenuto una decina di anni or sono, dove sono sistemati anche il museo e l’archivio storico comunale.

Tra i testi conservati nella Minuziano, ci sono anche 4 incunaboli e alcune centinaia di cinquecentine, volumi che sono stati schedati, nell’ambito di un progetto di informatizzazione, fino alla realizzazione di un cd rom, come si è già detto, e poi di un testo cartaceo, che si raccomanda per la sua eleganza.

Negli ultimi anni la rivoluzione informatica ha messo a disposizione degli studiosi dei mezzi davvero straordinari, che favoriscono la ricerca dei libri, specie di quelli più antichi. Basti pensare, ovviamente, al sito del Sistema Bibliotecario Nazionale, che è uno dei più visitati in assoluto. I cataloghi e gli archivi sono per lo più affidati alla diffusione della grande rete, di internet, insomma, più comoda, capace di abbattere tutte le frontiere; la tendenza è inarrestabile ed è difficile ipotizzare un ritorno al passato. D’altra parte, è noto a tutti che la quantità di materiale on line aumenta a ritmo consistente ogni giorno.

Ma la scelta di una edizione cartacea, che si affianca all’altra, è pur sempre un omaggio alla civiltà del libro, ed in questo senso si giustifica pienamente, specie pensando all’eleganza del catalogo, nel quale sono riportate decine di illustrazioni di frontespizi e di pagine illustrate. Gli esordi della stampa, poi, offrono una miniera di spunti e di curiosità.

Il catalogo è un testo specialistico, ovviamente, che scheda i volumi seguendo le regole consolidate in ambito scientifico, ma autorizza, entro certi limiti, una fruizione anche a livelli più bassi.

Il testo è preceduto da alcune pagine (che forse potevano essere più approfondite), che ricordano la provenienza degli incunaboli e delle cinquecentine dai monasteri come dai lasciti di alcuni privati, che nel corso dei secoli hanno donato questi libri, favorendone una fruizione collettiva. E’ il caso, ad esempio, del sacerdote Salvatore Nittoli, che nell’Ottocento animò la vita intellettuale del centro daunio, lasciando un vivo ricordo.

Nella Minuziano sono conservati testi sacri e profani, testi classici e medievali, ispirati dalla grande stagione dell’umanesimo come legati al vitale mondo della spiritualità cattolica. Il catalogo, oltre a salvare alla memoria collettiva e scientifica questo importante materiale, fornisce anche tutti gli strumenti per un lavoro che potrà proficuamente impegnare gli studiosi in un momento successivo, ossia risalire all’origine di questi lasciti, approfondendo, più in generale, il modo in cui circolavano i libri anche nella nostra provincia, in epoche lontane. Un lavoro che può riservare delle scoperte interessanti.

Tra i testi più belli, non possiamo non ricordare quelli di Alessandro Minuziano. Nato a San Severo intorno al 1450, è poi approdato a Venezia e a Milano, distinguendosi come docente ma soprattutto come raffinato editore, uno tra i maggiori del suo tempo, non a caso ancora ricordato in enciclopedie e testi divulgativi e specialistici. Morì a Milano, ma a San Severo sono conservati vari suoi testi, tra cui la stupenda Historia di Milano, di Bernardino Corio, del 1503, un testo in folio con silografie di rara bellezza, opportunamente riprodotta a piena pagina nel catalogo in questione.

Questo dimostra che i dauni non si dimenticarono di lui, dedicandogli anche la biblioteca sanseverese. Lo stesso catalogo curato da Mundi, Mundi Leccese e Capone, poi, gli è dedicato, come omaggio alla grande civiltà del libro.

Questo testo, insomma, dimostra quante gemme sono conservate nella nostra terra, frutti di un passato illustre e ancora misconosciuto, che deve esserci di guida per il futuro.

 

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