L'IMPORTANZA DEGLI EX LIBRIS

 

         A molti sarà capitato di trovare nelle pagine iniziali di un libro dei cartellini più o meno vistosi e colorati. Si tratta degli ex libris, ossia i cartellini che si attaccano sui volumi e ne indicano la proprietà. Il nome, tratto dal latino, significa proprio “dai libri”, indicando che si è davanti ad un testo compreso tra quelli di proprietà di Tal dei Tali.

         Ad essi è dedicato un elegante ed utile volume, intitolato semplicemente Ex libris (a cura di Alberto Conforti, Albert Dietrich e Dario Castello, Mondadori, pag. 180, euro 23), che amplia e completa un precedente lavoro del 1989.

        L’opera si propone di svelarne la storia, le tipologie ed il significato, fornendo un’utile chiave d’accesso per i profani, senza nascondere una dimensione “propagandistica”, dal momento che i curatori stimolano i lettori a realizzare o a commissionare i propri ex libris, offrendo spunti e suggerimenti.

         In quest’ambito appare importante anche la scelta di una casa editrice dalla capillare diffusione, che supera i limiti di altre realtà librarie altrettanto meritevoli, ma che per lo più svolgono una funzione di nicchia, rivolgendosi ai soli addetti ai lavori. Il libro in questione, invece, punta ad arrivare ovunque, offrendo, in ogni caso, nella sintetica ma utile bibliografia, gli strumenti per continuare la perlustrazione in questo affascinante microcosmo.

        Ma come nascono questi cartellini? Nelle pagine iniziali del volume vengono fornite le indispensabili notizie sugli ex libris, che vantano qualche precedente già in epoca antica, ma che trovano un vero e proprio battesimo con l’invenzione della stampa, la maggiore facilità di circolazione dei volumi e il conseguente bisogno di personalizzarne il possesso. I primi esemplari sono legati all’area tedesca, nella patria di Gutenberg, ma ben presto gli ex libris si diffondono anche nelle altre nazioni.

       In Italia il primo esemplare risale al 1548 e segnala l’appartenenza dei tomi al vescovo di Tortona, mons. Francesco Gambara, che nell’immagine inserisce un gambero, giocando con l’analogia tra il proprio nome e quello del crostaceo.

       Essendo i libri per lo più di proprietà di nobili o di ecclesiastici, in molti cartellini cinque-seicenteschi si trovano dei riferimenti araldici, che appaiono molto interessanti ai nostri occhi di figli della repubblica.

       In generale, l’evoluzione degli ex libris si lega strettamente alla storia maggiore, con i suoi cambiamenti e le sue brusche accelerazioni. Ai curatori del testo mondadoriano va dato atto di aver posto ben in risalto questo legame, utilizzando una ricca iconografia, con circa 550 immagini, che rappresentano una vera manna per il lettore.

      Tra i tanti spunti di curiosità, possiamo notare che la passione per gli ex libris ha contagiato moltissime personalità, da George Washington a Napoleone Bonaparte, da Hitler a De Gaulle. Quanto a Mussolini, ne sono riprodotti ben due, realizzati dal celebre incisore Bruno da Osimo, rappresentanti, rispettivamente, una chimera incatenata e un’aquila.

        Nell’elenco non mancano, per ovvie ragioni, i letterati, da Antonio Fogazzaro a Gabriele D’Annunzio, che univa la passione per i libri ad un esasperato amor di sé. Non c’è dubbio, d’altra parte, che nell’uso degli ex libris, come nella scelta del soggetto, si rifletta anche una dose di civetteria, di vanità, un bisogno, insomma, di lasciare il segno, personalizzando un libro stampato in molte copie. Un segno di possesso che spesso si rivela utilissimo per i posteri, che possono così ricostruire la storia di un fondo librario, seguendone le aggiunte e gli smembramenti.

       Preziose sono anche le precisazioni terminologiche contenute nel volume in esame. Il termine ex libris è adoperato ovunque, ma non mancano anche degli usi relativi ad ambiti più ristretti, come ex musicis, utilizzato per i cartellini relativi a spartiti o a libri musicali, o ex foliis, quando si contrassegna la proprietà di stampe. E che dire poi degli ex libris prohibitis? Si tratta di cartellini erotici che contrassegnano il possesso di opere scabrose, che un tempo venivano tenute sotto chiave.

        L’argomento, come si vede, presenta molti aspetti particolari, non di rado inattesi.

       Nel volume non manca neppure una sezione sui significati, ossia sulle frasi utilizzate negli ex libris, con una netta presenza per le espressioni in lingua latina, e sui simboli, tra i quali molto presenti sono gli animali. Anche qui c’è da imparare, togliendosi magari dei dubbi di vecchia data.

       Ma si usano ancora gli ex libris? La risposta è positiva. Non solo: a partire dall’Ottocento, con un notevole sviluppo nel Novecento, è invalso anche l’uso di collezionare i cartellini, che talvolta vengono persino staccati dai volumi originari, per fare bella mostra di sé in qualche raccoglitore. La fantasia, del resto, supera come sempre l’immaginazione.
     La lettura di questo volume, dunque, rappresenta un’ottima chiave per entrare in un universo piccolo ma composito ed affascinante, gustando un po’ di quella poesia e di quella cultura contenute in quei piccoli cartellini incollati sulle pagine di un libro, magari proprio quello che abbiamo da tempo nella nostra libreria, acquistato chissà dove.

        Ex libris, a cura di Alberto Conforti, Albert Dietrich e Dario Castello, Mondadori, 2003, pag. 180, euro 23.

 

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