COME STRAVOLGERE LA STORIA: CARLO V A SAN SEVERO

IL MIRACOLO SBAGLIATO DI SAN SEVERINO

 

 

LO STEMMA DI SAN SEVERO E’ DA RIFARE?

Se fosse una cosa seria, dovremmo parlare di revisionismo, ma si tratta solo di scarsa confidenza con i libri di storia. Ci riferiamo al ventilato progetto di fare a San Severo, in occasione della festa patronale, un momento fondamentale per la nostra città, un corteo storico per ricordare, nientemeno, la venuta dell’imperatore Carlo V, quello sul quale non tramontava mai il sole, quello del sacco su Roma e delle sue terribili violenze, quello che ha cacciato gli Ebrei dall'Italia Meridionale ed ha favorito lo scisma della cristianità. Ma per i sanseveresi, Carlo V è molto di più, anzi, molto di peggio: è stato l’imperatore dal quale si recò il sindaco dell’epoca, Tiberio Solis, per scongiurare la vendita della città. Tiberio Solis aveva le mani piene, dal momento che portava con sé 42.000 ducati, tanti quanti erano necessari per evitare che San Severo, città regia e libera, fiera di sé, fosse venduta al duca di Termoli. Questi aveva offerto 40 mila ducati per calpestare i nostri diritti, ma di fronte ai due mila ducati in più offerti dal sindaco, a nome della città, il magnanimo e cattolicissimo Carlo V si degnò di preferire la nostra offerta. Bontà sua, diremmo. Al momento ci salvammo, ma di lì a non molti anni la città perse la sua libertà, finendo sotto le grinfie dei Di Sangro, quando sul trono c’era il figlio di Carlo V, Filippo II.

         Carlo V è stato davvero generoso con noi, non c’è che dire! Oggi, in tempi di revisionismo, finalmente sono stata riconosciute le sue ragioni. La colpa, in fondo, è tutta di San Severino, che si è messo in mezzo, operando il suo celebre miracolo. Lo diciamo per quelli che non hanno confidenza con i libri, che purtroppo sono tanti, compresi certi politici che concedono il patrocinio comunale e certi uomini di chiesa. Scrive il de Ambrosio: “Era Sansevero assediata dagli imperiali, e l’esercito fermato intorno ad essa minacciava vendetta contro i cittadini; e il resistere addoppiava le ire”. E’ un passo da riscrivere, in omaggio al revisionismo del pensiero debole dei nostri tempi: i soldati di Carlo V volevano solo entrare a San Severo per portare dei doni ai cittadini, per chiedere se avessero qualche problema, visto che il cattolicissimo re era preoccupato per loro. Era un atto di cortesia, che purtroppo San Severino non ha capito. Anche i santi sbagliano, a quanto pare, e su questo pure qualche prelato è d’accordo. Insomma, San Severino ebbe la cattiva idea di fare un miracolo, di apparire sugli spalti della città mettendo in fuga quei bravi ragazzi dei soldati di re Carlo, che si dovettero allontanare, rattristati per tanta irriconoscenza.

         Addirittura, i sanseveresi ritennero di mettere sullo stemma della città San Severino a cavallo, assurto a compatrono. E infatti il santo sta ancora lì, ma forse ha i giorni contati. Sembra che si voglia lanciare un concorso di idee per rifare lo stemma. Noi proponiamo di metterci Carlo V che sorride serafico. Di certo, quelli che hanno pensato che i soldati volessero solamente distruggere la città, saccheggiare, magari violentare qualche donna, hanno torto marcio.

    

         TIBERIO SOLIS E LA LIBERTA’ PERDUTA

Noi stiamo scherzando, ma, cambiando registro, non si pensa che le tradizioni più care e sentite della nostra città meritino un maggiore rispetto? San Severino è caro a generazioni di sanseveresi e lo stemma ci è altrettanto caro. E che dire di Tiberio Solis? Ci fossero tanti uomini come lui, al giorno d’oggi! Il dr. Pasquandrea, amico e studioso serio, uno che fa cultura rimettendoci del suo, da sempre, ha pienamente ragione, e con lui il prof. Angelo Russi, uno che è noto anche all’estero per i suoi studi accademici.

Russi, parlando dagli schermi dell’emittente cittadina, si è indignato per questa iniziativa, ricollegandosi anche a quanto avvenuto nel 1999, per il bicentenario della rivoluzione napoletana. Allora si è preferito ricordare qualche giacobino caduto anziché le centinaia di sanseveresi morti per difendere la libertà. Già, la libertà, dal momento che i francesi volevano imporcela con le armi, e questo non è giusto né tanto meno è stato gradito all’epoca. I francesi hanno rubato, saccheggiato, ucciso, e noi li abbiamo trattati come eroi, con incredibile stupidità e mancanza di senso storico.

Un errore che, a quanto pare, non ha insegnato niente, se oggi si vuole ricordare un altro fiero nemico della nostra città, quel Carlo V che ci ha impoveriti, che ha tentato, con le sue truppe, di distruggerci. Fu tale la paura, che i nostri avi ritennero di scorgere nella loro salvezza l’opera di un santo, appunto San Severino, mentre qualche anno prima, sempre per salvarci dalla soldataglia di Carlo V, ne chiamarono in causa due, San Severino e San Sebastiano.

     Come insegna la storia, la prima parte del Cinquecento fu un periodo di guerre e di violenze per la Puglia, che subì le conseguenze dello scontro in atto. San Severo stessa non riuscì a salvarsi del tutto, se è vero, com’è vero, che finì sotto le grinfie degli odiatissimi di Sangro, signori feudali per alcuni secoli. Qualcuno vorrà riabilitare anche loro? Speriamo che a nessuno venga in mente di celebrare, in futuro, l’infeudamento di San Severo, con i di Sangro trionfanti che entrano da padroni in città, tra ali di folla festante e felice.

Quanto alla questione storica della venuta di Carlo V a San Severo, il saggio realizzato dal prof. Pasquale Corsi, ordinario di Storia Medievale all'Università di Bari, e dunque addetto ai lavori, è chiarissimo: non esiste alcuna fonte sulla presenza di Carlo V a San Severo, solo dicerie locali e prive di attendibilità storica. Si veda, su questo stesso sito, il saggio integrale. Nei primi mesi del 1536, come riportato da tutti i testi, alcuni dei quali offrono anche un meticoloso diario degli spostamenti dell'imperatore, Carlo V era a Napoli, da dove poi andò a Roma. Non lasciò mai Napoli per venire a San Severo e proprio nel giorno in cui alcuni storici locali parlarono della sua presenza a San severo, Carlo V inaugurava il Parlamento napoletano. Di ritorno da Tunisi, andò in Sicilia, poi in Calabria, poi seguì la costa tirrenica, dirigendosi a Napoli, poi a Roma, risalendo la penisola. In quel periodo, aveva dei problemi molto seri, a pochi anni dal sacco di Roma!  

NESSUNO TOCCHI IL NOSTRO PASSATO!

Ma anche se, per assurdo, Carlo V fosse venuto in città, per creare qualche nobile (noi, comunque, siamo per la repubblica e non amiamo i titoli di nessun genere, sia ben chiaro…) e rafforzare o addirittura fondare i Reggimentari, ossia una forma di governo cittadino oligarchica, in cui il potere restava sempre nelle stesse famiglie, il quadro non cambierebbe. E’ stato un fiero nemico di San Severo, che cercò di distruggere con le sue truppe, che lasciò in balia di vicerè avidi e corrotti, che concepì San Severo solo come una città da cui ricavare soldi per sostenere il suo impero. Per questo i nostri avi fecero ricorso alla protezione di San Severino, lasciando traccia indelebile di tutto ciò nel nostro stemma.

Ovviamente, ognuno è libero di festeggiare chi vuole, su questo non c’è dubbio, la democrazia vale per tutti, nessuno escluso, ma noi ci auguriamo che gli amministratori comunali, il sindaco, gli assessori, i consiglieri comunali, tutti quelli, insomma, che amministrano la città per conto dei cittadini, utilizzando il denaro pubblico, prendano le distanze da questa iniziativa. All'inizio, la Commissione Cultura del Comune aveva espresso parere negativo e il Comune non aveva concesso il suo patrocinio, poi il sindaco, senza una spiegazione ufficiale, ha cambiato idea, chissà perché... Eppure di problemi seri da affrontare ne ha tantissimi, a cominciare dai lavori al viale della Stazione, ricoperto di una pietra bianca degna di un'aia poderale...  

In questi giorni, dopo l’articolo del dr. Pasquandrea, e le successive trasmissioni televisive da noi organizzate, ci sono stati moltissimi attestati di solidarietà, da parte di uomini di cultura e di esponenti del mondo delle associazioni. Non esageriamo dicendo che finora non abbiamo trovato una sola voce discorde tra gli studiosi. E’ un buon segnale: speriamo che finalmente la memoria storica di San Severo possa diventare un valore al di sopra delle parti, un punto fermo, che chiama a raccolta tutti quelli che amano la città e che ne vogliono tutelare il passato. Noi non facciamo una questione di nomi, che infatti non compaiono nel nostro articolo, né di forma, ma di sostanza. Il passato di San Severo è fatto dai nostri cari che non ci sono più: come possiamo mancargli di rispetto.

 

LA CONCLUSIONE DEL SAGGIO DI PASQUALE CORSI

A parte, si può leggere integralmente il saggio del docente universitario sanseverese Pasquale Corsi, che termina così: "In sintesi, le notizie sul viaggio ed il soggiorno di Carlo V a San Severo non hanno alcuna base scientifica. E’ invece probabile che l’imperatore abbia ricevuto a Napoli i delegati della città e che ne abbia confermato i privilegi. Il ricordo abbastanza vago di tali eventi permise la nascita, verso la fine del secolo XVII, di una tradizione circa l’arrivo di Carlo V, ripetuta acriticamente dalla maggior parte degli storici locali. La questione venne finalizzata alla difesa degli antichi privilegi del ceto nobiliare cittadino, in contrasto con l’affermarsi della feudalità dei Di Sangro. L’ipotizzata presenza dell’imperatore e l’intervento del santo patrono risultavano determinanti, allo scopo di sancire la legittimità e la sacralità dei diritti conculcati dalla feudalità. La manipolazione della storia diventava, di fatto, la verità della storia". A buon intenditor...

 

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